Testo
C'era una volta…
un viandante che cercava aria tra le stelle,
mentre il mondo si chiudeva piano,
intorno al suo petto silenzioso.
Camminava nel vento,
con le mani vuote e il cuore sospeso,
tra catene di ferro invisibili
e voci che chiedevano ascolto.
Ogni passo era un ricordo,
ogni respiro un tentativo,
di fuggire da se stesso,
mentre il cielo lo guardava.
Ma poi si fermò…
sotto una quercia antica,
che gli chiese, nel silenzio delle foglie:
... “Dove ti stringe, piccolo cuore?”
E allora potè vedere le catene,
fredde, lucenti, che lo trattenevano.
Non più nemiche, niente più paura,
solo parti di lui che volevano essere comprese.
Ogni catena aveva un nome,
paura, colpa, fretta, dovere,
e dentro al metallo,
un calore che chiedeva perdono.
Si chinò su di loro,
e con un soffio lieve disse:
“Ora resto qui, non scappo più,
vi tengo con il mio respiro.”
E il ferro si sciolse,
diventando luce tra le mani,
mentre la voce della quercia sussurrava:
“Ora ogni radice cresce nella pace.”
Ora il vento lo attraversa,
ma non lo spezza più.
Ogni catena sciolta diventa canto,
ogni respiro… un ritorno.
Cammina ancora, ma non corre,
ascolta i passi, sente il cuore,
e quando l’ombra lo chiama,
lui la guarda, e sorride piano.
Non c’è nulla da cacciare,
solo qualcosa da abbracciare.
Il corpo è casa,
il corpo è adesso.
E l’aria… ricomincia a fluire.
Il custode del respiro vive in me,
mi ricorda chi sono davvero.
Non c’è paura che resta per sempre,
quando accogli ogni parte di te.
C’era una volta un viandante…
che aveva dimenticato come si respira.
E ora vive.
Ora è qui...
finalmente respira...
(respira)...
(respira)